🏅 IO C'ERO
BELLOCQ JEAN MARC
Anno di nascita: 1957 • Città: NOISY LE ROI • Nazionalità: FRANCIA
⏱️ Tempi ai Posti di Controllo
| Postazione | Km | Tempo |
|---|---|---|
| Faenza | 100 | 07:06:05 |
Anno 1987 - Io, Jean Marc Bellocq
Sono venuto in Italia l’anno scorso tanto per gareggiare in questa gara di cui mi avevano detto meraviglie, ho vinto, ma soprattutto mi sono esaltato. Così quest’anno non ho neanche valutato la possibilità di vincere il titolo francese e mi sono preparato per il Passatore. Vincerlo mi avrebbe dato più gloria di qualsiasi altra 100 chilometri. Con me ho portato Bernard Rossetti e Monique Fornari, secondo e quarta nell’ultima edizione, ed ho convinto a venire anche Christian Roig, uno dei migliori centisti francesi. Bernard ha confermato la sua seconda posizione, Monique, che è poi la mia allenatrice, ne ha guadagnata una salendo sul podio, mentre Christian è giunto quinto. Tutti i miei connazionali erano entusiasti: se si sparge la voce in capo a qualche anno il Passatore parlerà francese… Io ho trent’anni, sono laureato in farmacia e lavoro in un’azienda farmaceutica che rifornisce di medicinali tutti gli ospedali di Parigi. Abito a La Celle Saint Cloud (ricordate l’Editto di Saint Claud che ispirò i Sepolcri al Pascolo?), paesino alla periferia sudoccidentale della capitale francese, e gareggio per l’A.C. Bally Noisy. Mi alleno tutti i giorni per un totale di 200 chilometri alla settimana; nella maratona valgo 2:27’. Come vedete non è trascendentale quello che faccio; ed è per questo che dico che quando un maratoneta da 2:15’ deciderà di dedicarsi alla 100 chilometri con serietà e dopo aver verificato la sua attitudine per le lunghissime distanze farà sfracelli.
Anno 1986 - Jean Marc Bellocq, ricordando Gaston de Foix che defunse qui vicino alla battaglia di Ravenna
L’accostamento è arditino, mettere fianco a fianco il giovane generale – Gaston de Foix – a capo della armata francese calata, per l’ennesima volta, nella derelitta Italia con il dire che bisognava scacciare gli spagnoli (si era nel 1512 o giù di lì…) e quindi guerreggiare, bombardare, assediare, stuprare, affamare e così via. Ecco mettere tutto questo a fianco con Jean Marc Bellocq che non fa niente di tutte le brutte cose che abbiamo detto, che non ce l’ha con gli spagnoli, “a mano armata” ma caso mai (con i predetti e con tutti gli altri) “a pie’ veloce”, ecco – in questo senso l’accostamento può andare. Per dire, una volta di più, che i franciosi vanno forte, e che levatevi di mezzo che, loro, la grandeur, ce l’hanno in esclusiva e guai ai vinti, a quelli cioè che sono indietro, di un minuto o di dieci ore. Jean Marc è l’eleganza d’oltralpe applicata alla più dura delle competizioni. Ha le phisique du rôle nel senso più compiuto. Giusta altezza (il baricentro non è cosa da prendere sottogamba), il giusto peso, la giusta testa, cioè la tigna di volere, volere più del secondo e di tutti gli altri. Jean Marc corre con un berrettino al quale, sul retro, è applicato un panno bianco, come quello della “Legione Straniera”, ma – lui – non è un legioner, cioè un mercenario venuto da chissà dove. Lui, francese, è un ufficiale, anzi il comandante en chef.