🏅 IO C'ERO

HELMUT URBACH

Anno di nascita: 1942 • Città: KOELN • Nazionalità: GERMANIA

Numero
Arrivi

3

Ultima
partecipazione

1987
Posizione: 25
Tempo: 08:21:54

Miglior
tempo

1975
Posizione: 1
Tempo: 07:17:03

Miglior
piazzamento

1975
Posizione: 1
Tempo: 07:17:03
Anno Pettorale Tempo Pos. Società
1987 7 08:21:54 25 Vedi tempi
1986 14 07:54:50 7 Vedi tempi
1975 8 07:17:03 1 Vedi tempi

Anno 1975 - Chi era Urbach: Quando il Fosso chiamò il Campione

Deve essere stato dalle parti di Crespino, il luogo esatto non saprei indicarlo con esattezza ma quella sponda del monte e la cunetta, “il fosso”, quello l’ho ancora ben netto nella retina, quindi eravamo verso i 60 km. e il “panzer” Urbach, che aveva già un bel vantaggio sul secondo, marciava poderoso sui cingoli, spedito e ferrigno proprio come un deutsch panzer, che aveva alle costole la deutsche panzeressa, ad un certo momento la macchina prodigiosa sembrò avere un qualcosa che si fosse infiltrato fra gli ingranaggi. La corsa, dai tempi dei tempi e senza scomodare Olimpia, è uno degli esercizi armoniosamente più graditi all’occhio perché lo spettatore vede tutta l’armonia del prodigio che si chiama uomo, uomo (o donna) giovane in particolare e allora viene proprio da dire che quell’essere è stato creato “ad immagine e somiglianza” del Creatore. Urbach era bello nel correre perché aveva tutto per giustificare quel bello, l’armonia del tutto che è già qualcosa e quello di andare più veloce di tutti gli altri, che conta altrettanto. Ma il “buscolo” si era infiltrato nell’ingranaggio e la macchina prodigiosa cominciò a rallentare, scoppiettare e la bellezza man mano scomparve e l’armonia pure e il grande Urbach non fu più tale e quando, barcollante, deviò sulla sinistra, le ginocchia piegate, sgonfie, cadde, anzi sembrò rifugiarsi nel fosso e raggomitolarsi come nel sacco fetale, la pena di assistere a quella catarsi fu grande, inesprimibile. Ma c’era – come si chiama?… – la moglie e furono alcune parole secche, dure, taglienti (tedesche!) e le ultime, e fu stacco sorprendente, sussurrate, come il canto d’usignolo e il miracolo – oh sì, quello proprio fu miracolo – il piccolo, povero uomo grimpò dal fosso e fu di nuovo sulla strada e riprese la bella, armoniosa, stupefacente corsa. E’ fu di nuovo il grande Urbach.

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