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HELMUT URBACH
Edizione 1975

Chi era Urbach: Quando il Fosso chiamรฒ il Campione

Deve essere stato dalle parti di Crespino, il luogo esatto non saprei indicarlo con esattezza ma quella sponda del monte e la cunetta, “il fosso”, quello l’ho ancora ben netto nella retina, quindi eravamo verso i 60 km. e il “panzer” Urbach, che aveva già un bel vantaggio sul secondo, marciava poderoso sui cingoli, spedito e ferrigno proprio come un deutsch panzer, che aveva alle costole la deutsche panzeressa, ad un certo momento la macchina prodigiosa sembrò avere un qualcosa che si fosse infiltrato fra gli ingranaggi. La corsa, dai tempi dei tempi e senza scomodare Olimpia, è uno degli esercizi armoniosamente più graditi all’occhio perché lo spettatore vede tutta l’armonia del prodigio che si chiama uomo, uomo (o donna) giovane in particolare e allora viene proprio da dire che quell’essere è stato creato “ad immagine e somiglianza” del Creatore. Urbach era bello nel correre perché aveva tutto per giustificare quel bello, l’armonia del tutto che è già qualcosa e quello di andare più veloce di tutti gli altri, che conta altrettanto. Ma il “buscolo” si era infiltrato nell’ingranaggio e la macchina prodigiosa cominciò a rallentare, scoppiettare e la bellezza man mano scomparve e l’armonia pure e il grande Urbach non fu più tale e quando, barcollante, deviò sulla sinistra, le ginocchia piegate, sgonfie, cadde, anzi sembrò rifugiarsi nel fosso e raggomitolarsi come nel sacco fetale, la pena di assistere a quella catarsi fu grande, inesprimibile. Ma c’era – come si chiama?… – la moglie e furono alcune parole secche, dure, taglienti (tedesche!) e le ultime, e fu stacco sorprendente, sussurrate, come il canto d’usignolo e il miracolo – oh sì, quello proprio fu miracolo – il piccolo, povero uomo grimpò dal fosso e fu di nuovo sulla strada e riprese la bella, armoniosa, stupefacente corsa. E’ fu di nuovo il grande Urbach.