← Torna alle testimonianze JEAN MARC BELLOCQ
JEAN MARC BELLOCQ
Edizione 1986

Jean Marc Bellocq, ricordando Gaston de Foix che defunse qui vicino alla battaglia di Ravenna

L’accostamento è arditino, mettere fianco a fianco il giovane generale – Gaston de Foix – a capo della armata francese calata, per l’ennesima volta, nella derelitta Italia con il dire che bisognava scacciare gli spagnoli (si era nel 1512 o giù di lì…) e quindi guerreggiare, bombardare, assediare, stuprare, affamare e così via. Ecco mettere tutto questo a fianco con Jean Marc Bellocq che non fa niente di tutte le brutte cose che abbiamo detto, che non ce l’ha con gli spagnoli, “a mano armata” ma caso mai (con i predetti e con tutti gli altri) “a pie’ veloce”, ecco – in questo senso l’accostamento può andare. Per dire, una volta di più, che i franciosi vanno forte, e che levatevi di mezzo che, loro, la grandeur, ce l’hanno in esclusiva e guai ai vinti, a quelli cioè che sono indietro, di un minuto o di dieci ore. Jean Marc è l’eleganza d’oltralpe applicata alla più dura delle competizioni. Ha le phisique du rôle nel senso più compiuto. Giusta altezza (il baricentro non è cosa da prendere sottogamba), il giusto peso, la giusta testa, cioè la tigna di volere, volere più del secondo e di tutti gli altri. Jean Marc corre con un berrettino al quale, sul retro, è applicato un panno bianco, come quello della “Legione Straniera”, ma – lui – non è un legioner, cioè un mercenario venuto da chissà dove. Lui, francese, è un ufficiale, anzi il comandante en chef.