Io, Jean Marc Bellocq
Sono venuto in Italia l’anno scorso tanto per gareggiare in questa gara di cui mi avevano detto meraviglie, ho vinto, ma soprattutto mi sono esaltato. Così quest’anno non ho neanche valutato la possibilità di vincere il titolo francese e mi sono preparato per il Passatore. Vincerlo mi avrebbe dato più gloria di qualsiasi altra 100 chilometri. Con me ho portato Bernard Rossetti e Monique Fornari, secondo e quarta nell’ultima edizione, ed ho convinto a venire anche Christian Roig, uno dei migliori centisti francesi. Bernard ha confermato la sua seconda posizione, Monique, che è poi la mia allenatrice, ne ha guadagnata una salendo sul podio, mentre Christian è giunto quinto. Tutti i miei connazionali erano entusiasti: se si sparge la voce in capo a qualche anno il Passatore parlerà francese… Io ho trent’anni, sono laureato in farmacia e lavoro in un’azienda farmaceutica che rifornisce di medicinali tutti gli ospedali di Parigi. Abito a La Celle Saint Cloud (ricordate l’Editto di Saint Claud che ispirò i Sepolcri al Pascolo?), paesino alla periferia sudoccidentale della capitale francese, e gareggio per l’A.C. Bally Noisy. Mi alleno tutti i giorni per un totale di 200 chilometri alla settimana; nella maratona valgo 2:27’. Come vedete non è trascendentale quello che faccio; ed è per questo che dico che quando un maratoneta da 2:15’ deciderà di dedicarsi alla 100 chilometri con serietà e dopo aver verificato la sua attitudine per le lunghissime distanze farà sfracelli.