Io, Normanno Di Gennaro
Le cronache, gli albi d’oro, la gente, di un avvenimento sportivo ricordano solo il vincitore. Personalmente, sono convinto che la storia di uno sport è fatta da tutti, cioè, da tutti coloro che si identificano in quella disciplina. Carissimo amico, per una volta mi conceda l’aggettivo, mi chiede 40 – 50 righe di ricordi e sensazioni, ma Le sembra possibile che si possa riassumere, in tanto poco spazio, il “pathos dei 100.000 metri”? Lo escludo: ne verrebbe un quadro sterile e privo di significato. La mia penna non è così erudita e leggera da saper profondere le tante, tantissime sensazioni provate lungo i tornanti e su per i pendii di quell’habitat meraviglioso. Prima della partenza fui assalito da panico, paura di non farcela. Poi… Pronti… Via…, 30 Km… 40 Km…, i muscoli trovavano la giusta carburazione, il cuore si calmava, l’orgasmo scompariva e il posto delle sensazioni sgradevoli era preso dall’ottimismo che mi aveva accompagnato durante la fase di avvicinamento alla gara stessa. Da quel momento, salvo imprevisti, sentivo di aver la vittoria a portata di mano. Infatti, non ebbi mai problemi fisici, a sette chilometri dal traguardo, rompevo gli indugi e in crescendo andavo a vincere. Certo, non dimentico quel pubblico meraviglioso dal volto amico e plaudente. Anche a loro devo il risultato di tanta impresa. Ma lo è stata? A loro la sentenza!