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NORMANNO DI GENNARO
Edizione 1988

Io, Normanno Di Gennaro

Le cronache, gli albi d’oro, la gente, di un avvenimento sportivo ricordano solo il vincitore. Personalmente, sono convinto che la storia di uno sport è fatta da tutti, cioè, da tutti coloro che si identificano in quella disciplina. Carissimo amico, per una volta mi conceda l’aggettivo, mi chiede 40 – 50 righe di ricordi e sensazioni, ma Le sembra possibile che si possa riassumere, in tanto poco spazio, il “pathos dei 100.000 metri”? Lo escludo: ne verrebbe un quadro sterile e privo di significato. La mia penna non è così erudita e leggera da saper profondere le tante, tantissime sensazioni provate lungo i tornanti e su per i pendii di quell’habitat meraviglioso. Prima della partenza fui assalito da panico, paura di non farcela. Poi… Pronti… Via…, 30 Km… 40 Km…, i muscoli trovavano la giusta carburazione, il cuore si calmava, l’orgasmo scompariva e il posto delle sensazioni sgradevoli era preso dall’ottimismo che mi aveva accompagnato durante la fase di avvicinamento alla gara stessa. Da quel momento, salvo imprevisti, sentivo di aver la vittoria a portata di mano. Infatti, non ebbi mai problemi fisici, a sette chilometri dal traguardo, rompevo gli indugi e in crescendo andavo a vincere. Certo, non dimentico quel pubblico meraviglioso dal volto amico e plaudente. Anche a loro devo il risultato di tanta impresa. Ma lo è stata? A loro la sentenza!