Io, Valmir Nuรฑes, brasileiro
Ho cominciato a correre a 15 anni, a scuola, e subito mi sono sentito portato a questo sport. La mia prima corsa, da 100 km fu Uburaba, Minai Gerais, in Brasile, nel luglio del ’90, quando arrivai primo. Poi ho corso a Santander, Rio de Janeiro, ancora terzo. Poi ho avuto la mia più grande soddisfazione alla Firenze – Faenza, quando ho vinto il campionato del mondo. Mi ha molto impressionato la perfetta organizzazione della corsa, il rilievo che dà la stampa, la partecipazione del pubblico, i patroni, il governo. Quanto differente dal mio paese, dove gli atleti sono assolutamente soli “per combattere per un posto al sole!”. Prendete me, come esempio, che sono solo, senza allenatore, senza nessuno con il quale impostare la mia preparazione. Di regola io corro tutti i giorni, di corsa al paese, sulle colline, sulla spiaggia. Leggo molto, libri e giornali, su questo sport e mi sforzo di mantenermi sano e forte, mangiare sano, non bere e non fumare. Certo di stare bene, insomma, di mantenermi in forma fisicamente e mentalmente. Io non dimenticherò finché campo la “100 del Passatore” per un fatto più di tutti gli altri: i luoghi che la corsa attraversa da Firenze a Faenza. Il panorama, il paesaggio, tutto è così bello che quasi non si avverte la fatica nei muscoli. Io debbo dirvi cosa mi ha aiutato a vincere la “100 del Passatore”: mi sentivo solo; sperduto in un paese nel quale nessuno mi capiva e nessuno io capivo. In più, mi sono sentito un po’ male nell’Hotel prima della partenza e quindi capirete come mi sono presentato al via. Ma appena iniziata la corsa mi sono detto che dovevo arrivare primo: era il modo per battere la mia indisposizione e la paura.