Passatore 2012, non solo una gara ma soprattutto una festa.
Il Passatore per me è il Passatore, non è una gara di 100km, è molto di più, è una festa. Sono ormai sette anni che la corro, ed è sempre un carico di emozioni. Quest’anno ci sono arrivato senza grandi problemi, ho cercato di allenarmi bene, di arrivare a Firenze con largo anticipo e di godermi al massimo quei 100 bellissimi km che mi separavano da Faenza. Le ultime due ore prima della partenza sono state molto belle, fotografie, strette di mano, scambi di in bocca al lupo e qualche intervista, come dicevo prima è stata una festa, anche il sindaco di Firenze è venuto a farci l’in bocca al lupo e a stringermi la mano. Poi, il conto alla rovescia e via, si parte! I km nel centro di Firenze scorrono velocissimi, la gente applaude, molti mi chiamano per nome e io mi ritrovo per qualche centinaio di metro da solo. Dopo poco arriva un altro atleta, Colnaghi, so che è un buon maratoneta, ci ho corso altre volte e ci salutiamo amichevolmente. Pietro mi dice che è alla sua prima cento e che vuole farmi compagnia fino al passo della Colla e poi valutare se fermarsi o proseguire rallentando. Intanto arriviamo al quinto km, 19’ 33”. Dopo poco ci sorpassa un ragazzo russo che orami conosco da anni, il suo passo è deciso e in certi momenti riesce anche a prendere qualche metro di vantaggio, ci tenevo a correre la prima parte della gara in maniera tranquilla, ma per rimanere con il gruppo di testa non ho potuto farlo. Secondo cinquemila, tutto in salita, 21’ 06”. Sapevo di rischiare un po’ forzando, ma al Passatore c’è una gara nella gara, il traguardo volante in cima alla Colla, e nella prima parte di gara ho pensato anche a quello. Il ragazzo Russo nel frattempo ha lasciato la nostra compagnia e noi facciamo il terzo diecimila in 19’ e 51”. Colnaghi nonostante quello che mi aveva detto, tirava, sembrava che cercasse di staccarmi, e io preferivo non lasciarlo. Al 34 km mi ha preso una decina di metri di vantaggio, e lì forse mi sono giocato un po’ il crono finale, si perché ho reagito di impulso, l’ho raggiunto e ho cominciato ad aumentare l’andatura, ho forzato un po’ e sono arrivato in cima abbastanza stanco. In discesa non sono riuscito a correre bene e il distacco si è ridotto fino ad arrivare a 40 secondi. Ho reagito di nuovo e pian piano ho guadagnato secondi, ma Pietro non ha mollato, e ogni tanto il vantaggio diminuiva. La mia corsa non era rilassata, ogni tanto mi sentivo molto debole e chiedevo un carbogel , forse questa volta ho mangiato troppo poco. A colazione mezzo cornetto, un cappuccino e un terzo di baguette con la marmellata, a pranzo nulla, mezz’ora prima di partire una gelatina presport. Al 35km il primo carbogel e al 55km il secondo. Meno rispetto al solito. Rispetto ad altre gare ero meno lucido, non riuscivo a rispondere a tutte le battute che mi facevano e notavo di correre con la bocca abbastanza aperta come a voler prender più aria possibile. Il mio vantaggio superava i due minuti, ma io non mi sentivo sicuro. Nel frattempo il tifo della gente continuava e mi caricava e mi ha fatto anche molto piacere vedere il sindaco di Faenza sorpassarmi in bicicletta e salutarmi. Al’88km i minuti che avevo di vantaggio erano quattro e io continuavo con il mio passo, un passo non in spinta ma costante. La gente ai lati delle strade mi chiama per nome, alcuni avevano dei cartelli con il mio nome scritto, l’emozione era tanta. Mi dicevano parole bellissime e io non mollavo, e km dopo km sono arrivato al 99esimo km, lì finalmente mi sono sbloccato, sentivo veramente il traguardo vicino e ho cominciato a giocare e a salutare, aumentando l’andatura e guardandomi a destra e a sinistra e così in poco tempo taglio il traguardo. Non sentivo più la stanchezza, avevo voglia di saltare e di abbracciare tutti quelli che mi avevano aspettato a l’arrivo. Non ho visto neanche il tempo che ho fatto, ma sapevo che è sopra le sei ora e quaranta, non un granché rispetto alle mie tre ultime 100km ma va bene lo stesso. Salgo sul palco, si stappa la bottiglia come gli altri anni, e poi vado al ristoro e a cambiarmi. Incontro il mio caro amico Carlo che come ogni anno è venuto ad aspettarmi, ho bevuto qualcosa e poi via all’antidoping. Questa volta ci hanno fatto il doppio controllo, sangue e urine, finalmente! Per riuscire a fare la quantità sufficiente di liquido da analizzare, ho bevuto tre birre, un po’ mi sentivo brillo, ma giusto quel po’ che mi ha dato allegria. Ringrazio Veronica, per avermi fatto assistenza prima, durante e dopo la gara, dandomi quella tranquillità che mi ha permesso di vincere. Alle 2 e 40 finalmente sono arrivato in albergo, mi sono cambiato, messo a letto e nel giro di due secondi mi addormentato. Ho vinto il mio settimo Passatore, è solo una vittoria in più, ma per vuol dire molto, vuol dire che ho ancora la salute, la fortuna e la voglia di andare avanti, so che non ho fatto nulla di straordinario, sono stato solo costante e fortunato, ma sono contento proprio di questo. Grazie Papà per avermi regalato questa bella passione e grazie mamma, se ho vinto è anche merito tuo.